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"Comunità inconsuete". Inaugurazione del festival Città Territorio di Ferrara.
16-04-2009
La partecipazione di eni al festival Città e Territorio è una grande occasione per ribadire la nostra attenzione alla città di Ferrara.
Eni è presente oggi sul territorio con circa 500 persone principalmente impegnate nelle realtà di EniPower e Polimeri Europa che, con il petrolchimico di Ferrara, ha coinciso per diverso tempo sulla storia dell'economia e del mondo del lavoro del territorio. Proprio per questa rilevante presenza, Eni ha partecipato alla riqualificazione del Polo estense, fortemente connesso con le aree industriali di Porto Marghera, Ravenna e Mantova, in stretto rapporto con le istituzioni locali prima con l'accordo del 2001 e poi con la sua estensione, sottoscritta nel 2008 a conferma dell'impegno per lo sviluppo del sito con il quale garantire un elevato livello di tutela ambientale ed uno sviluppo industriale sostenibile.
Un recente importante capitolo di questa riqualificazione è stato scritto da eni con la realizzazione della centrale elettrica d'avanguardia EniPower che, oltre a garantire continuità di approvvigionamento energetico a tutta l'area estense ha avviato, in stretto contatto con le istituzioni locali, un processo per attuare ulteriori riduzioni dell'impatto ambientale, così come stabilito nell'accordo volontario sottoscritto con le autorità locali nel gennaio di quest'anno.
In un'ottica di sviluppo sostenibile, che attiene all'impresa responsabile, abbiamo da sempre ritenuto necessario dialogare con Ferrara al di là delle logiche del business, riconoscendo in questo territorio e nella sua collettività un interlocutore culturale di assoluto valore: infatti siamo stati partner della stagione lirica del Teatro Comunale, abbiamo collaborato con l'Istituto di storia contemporanea in occasione del centenario di Enrico Mattei, sosteniamo iniziative ludiche come il Baloons festival per i più piccoli e ancora oggi curiamo la formazione dei giovani studenti di Ferrara con lezioni sui temi dell'energia presso le scuole medie e superiori della città.
Quest'anno il tema scelto dagli organizzatori del festival Città e Territorio per la sua seconda edizione, la "comunità", è una grande opportunità per parlare di un tratto inconfondibile di eni, l'integrazione con le culture.
Sappiamo tutti che l'impresa non è solo una macchina economica, ma una comunità di persone che lavora insieme e insieme condivide obiettivi, risultati, aspettative. Ogni impresa ha la propria cultura, il proprio modo di 'essere' riconoscibile. Fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso eni ha sviluppato con successo un modo tutto originale di entrare in relazione con i paesi dove si è trovata ad operare. Abbandonata la logica del compound chiuso e autosufficiente tipico delle prime compagnie petrolifere, i villaggi di eni sono sempre stati aperti all'integrazione con l'esterno, alla convivenza con le popolazioni locali, alla condivisione, anche in condizioni estreme. Si è scelto di vivere in mezzo alla gente, nei nuclei abitativi immersi nelle città e nei paesi.
In occasione del primo accordo con l'Egitto nel 1956 è lo stesso Mattei a chiedere ai propri dipendenti di trasferirsi all'estero con le proprie famiglie. Portare con sé la moglie e i figli significa fidarsi dell'altro, fidarsi del paese dove si abita, significa non considerarsi di passaggio, ma diventare parte di un luogo. Vuol dire trasferire la sfera dei valori più 'alti' legati alla famiglia nelle nuove realtà abitative, dai campi alle piattaforme, dagli uffici alla vita di tutti i giorni. Oggi come ieri, le scuole dove studiano i figli degli espatriati sono scuole miste, dove i ragazzi conservano un sincretismo linguistico e simbolico di grande ricchezza che mescola lingua, atteggiamenti e gesti di culture diverse.
Tutto questo ci dice che nel corredo genetico di eni la vita in comunità e la collaborazione con le culture locali è sempre stato un elemento irrinunciabile. Un'integrazione dinamica, uno straordinario patrimonio di valori, progetti e idee che favoriscono ogni giorno la nascita di "comunità inconsuete". Da qui il titolo della mostra che, realizzata con fotografie del nostro archivio storico, sarà allestita per tutta la durata del festival nella piazza Municipale di Ferrara.
Attraverso l'immediatezza delle immagini abbiamo scelto di ripercorrere i racconti di queste comunità, seguendo tre percorsi: abitare, creare e condividere. Dai deserti della Tunisia e della Libia, dai campi della Nigeria e della Siberia alle piattaforme nel Golfo Persico e in Kazakistan, in più di cinquant'anni i volti, le espressioni, i sogni di uomini e donne non sono cambiati. Solo un po' di polvere allontana gli scatti di ieri da quelli di oggi. E' la diversità culturale il filo rosso che lega il passato al presente, il tratto distintivo che ci dà valore e ci rende orgogliosi. Ieri si abitava in tende di fortuna costruite in mezzo al deserto. Oggi si dorme in trailers di nuova generazione immersi tra i ghiacci. Ieri un operaio sui monti Zagros con una piccola tinozza metteva in piedi una vera e propria lavanderia da campo. Oggi si convive nelle moderne house boat lungo il fiume Niger. E' passato molto tempo ma ancora non si è persa quella voglia di arrangiarsi, di stare anche un po' scomodi, perchè la scomodità ci fa uscire da noi stessi, dai nostri recinti psicologici, a volte più alti e invalicabili di quelli costruiti dall'uomo. Non sono le condizioni atmosferiche o antropologiche a imporci questo stile di vita. Noi di eni abbiamo deciso di vivere così. Ancora oggi i nostri ingegneri e geologi si emozionano nel raccontare le esperienze che compiono ogni giorno nei campi, che siano quelli nello stato nigeriano del Bayelsa, nel Nord Africa o in Cina. L'emozione nasce nel descrivere come nel Delta del Niger un ragazzo "espatriato", aggirando i rigidi controlli imposti dalla security del campo, si recasse ogni sera sull'altra sponda del fiume per organizzare un torneo di calcio tra la rappresentativa delle comunità locali e i "bianchi" della squadra sismica.
Le differenti culture sono vissute quotidianamente, nella relazione con il collega, nel dialogo al tavolo della mensa, nella riunione, aggirandosi per il quartiere tra un palazzo e l'altro e incontrando i ragazzi di ogni nazionalità che frequentano la Scuola Mattei di San Donato Milanese.
Questa relazione, alla base di quello che oggi eni definisce come impegno per lo sviluppo sostenibile, è un tratto essenziale del business: chi opera con contratti di trent'anni su un territorio, attraverso accordi con i governi nazionali e locali in grado di intervenire in ambito chiave dello sviluppo come la disponibilità di energia, non può ragionare con una logica "da pirata". E' una necessità e una forza, per eni, creare professionalità nei luoghi in cui opera, così come far crescere le imprese locali, e non solo per disporre di fornitori diretti. Favorire lo sviluppo sociale, culturale, economico di una comunità locale, urbana e rurale fa sì che questa diventi un luogo in cui le persone di eni possano stare bene e in cui si starà bene anche dopo che le persone di eni se ne saranno andate.
E' un presupposto per spostare i limiti della responsabilità dell'impresa oltre quelli della tutela dell'ambiente, della garanzia di sicurezza e salute per le persone e le comunità, del trasferimento di risorse economiche e tecnologiche ai paesi produttori.
Le aziende si affiancano agli altri attori pubblici e privati per costruire insieme un futuro più sostenibile, partendo dalle realtà in cui operano. Eni ha gli strumenti, le conoscenze e soprattutto le sensibilità, diffuse fra la sua gente, che servono per assumere questo ruolo, in tutte le complessità che questo comporta. Li ha maturati nel corso della sua storia, li utilizza oggi nel lavoro di ogni giorno, potrà svilupparli ancora domani perché è capace di "abitare il mondo".
(da www.cronacacomune.it)
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