JOSEPH RYKWERT: LA CITTÀ IDEALE: CHE COSA RESTA DI UN'UTOPIA
presenta FRANCESCO ERBANI
Nella storia urbana e in quella dell'architettura, la città ideale, la città che tenta di realizzare l'utopia, non gode di una buona fama. I post-modernisti hanno cercato di liberare gli architetti da ogni presunta velleità sociale e
riformatrice. Invece nelle teorie dell'architettura del passato, da Leon Battista Alberti in poi, la pretesa dell'architettura come occasione di rinnovamento sociale è un elemento essenziale, come anche nella prassi edilizia il singolo edificio è occasione di rinnovamento urbano.
In asse con il protiro del Duomo dal "Volto del Cavallo" si accede all' antico cortile quattrocentesco del Palazzo ducale voluto da Ercole I D'Este .Sull'antica piazzetta, da qualche anno ripavimentata con mattoncini in cotto, si affacciano gli uffici dell'Amministrazione comunale.
Sul lato nord del cortile ducale spiccano otto finestre trilobate in marmo bianco ed una meridiana ottocentesca, la facciata dell'ex cappella di corte e lo splendido scalone d'onore di marmo con copertura a volta e cupola centrale progettato da Pietro Benvenuti degli Ordini (1481), sul lato ovest si trova il "Volto della Colombina" ed un loggiato in stile rinascimentale con al piano superiore bifore "modernizzate" collocate nel rifacimento tardo ottocentesco. Il lato più antico del palazzo comunale è quello a sud della piazzetta dove si trova il passaggio del "Volto del Cavalletto".
In questa piazzetta alla presenza della corte estense, e del giovane Ludovico Ariosto, si svolsero le prime rappresentazioni sceniche rinascimentali e molte commedie classiche.