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La vita nelle città - indagine IPSOS

L’occupazione è per gli italiani il più grave problema nazionale, segue poi l’instabilità del sistema politico, lo sviluppo economico, la sicurezza e il costo della vita. Il timore della disoccupazione - anche se in molti casi tratta per lo più di un timore connesso al precariato o alla marginalità lavorativa - è più frequente tra gli individui meno scolarizzati (indubbiamente più deboli nel mercato del lavoro), tra i disoccupati e tra i residenti nelle regioni meridionali. Da un punto di vista del comportamento politico questo tema caratterizza soprattutto l’elettorato della sinistra radicale e in parte anche quello della Lega Nord, in modo particolare per quanto riguarda la sua componente più popolare. L’instabilità politica rappresenta invece un limite rilevante soprattutto per gli individui di status socioeconomico elevato (laureati e liberi professionisti), indubbiamente più preparati a cogliere le conseguenze che questo tipo di problema ha sul Paese. I timori connessi alla sicurezza sono più comuni tra le persone più anziane e tra i residenti nei grandi centri urbani. L’analisi di trend evidenzia comunque una diminuzione del “peso specifico” di problemi come l’occupazione e la sicurezza, mentre aumentano le segnalazioni riguardanti l’instabilità politica (oggi più evidente anche a causa della caduta del governo Prodi) e il costo della vita, un tema questo al quale soprattutto nelle ultime settimane i mezzi d’informazione hanno dedicato ampio risalto.

Rispetto all’andamento dei problemi nazionali, lo spettro delle “issue” locali è indubbiamente più stabile nel tempo e più diversificato quanto a numero di citazioni (numero di problemi diversi segnalati). Pur confermandosi al primo posto l’occupazione, la mobilità, la sicurezza e il welfare (servizi sociali e assistenza) si impongono come problemi più pressanti a livello locale. La viabilità è percepita come un problema più grave soprattutto nelle regioni del nord ovest e dal ceto impiegatizio, mentre la pressione fiscale è il costo della vita lo sono nel Triveneto, per i pensionati e per le persone meno scolarizzate. Nelle regioni centro meridionali l’inquinamento, soprattutto a causa dell’emergenza rifiuti in Campania, è il problema più grave, mentre in quelle meridionali e insulari è l’occupazione la vera emergenza. La percezione dei problemi locali varia altresì in funzione di quella che è l’ampiezza demografica del comune. I residenti delle grandi città, indipendentemente dall’area geografica, segnalano problemi tipicamente urbani come il traffico, la sicurezza e l’inquinamento; mentre nei comuni medio-piccoli è invece l’occupazione il problema più diffuso.
L’andamento della qualità della vita nei comuni italiani evidenzia una situazione generalizzata di peggioramento: dal 2006 al 2008, in media si registra una flessione di otto punti percentuali delle valutazioni positive. Questa dinamica generale ha comunque un andamento al quanto diverso in funzione dell’area geografica. I residenti nelle regioni meridionali si dichiarano, infatti, sensibilmente meno soddisfatti rispetto a quanti vivono nel nord del Paese, una differenza questa comune all’intero triennio e che non pare attenuarsi neanche agli inizi 2008 (marzo), periodo nel quale registriamo un calo generalizzato della qualità della vita.
L’analisi congiunta del giudizio sulla qualità della vita e della sua evoluzione nel corso del tempo evidenziano la presenza di quattro gruppi di opinione distinti. Il primo è quello dei soddisfatti (giudizio positivo e percezione di miglioramento rispetto al passato) che rappresenta il 37% del campione, il secondo pari al 4% è quello dei fiduciosi (giudizio negativo, anche se la situazione è percepita in miglioramento rispetto passato). A questi due gruppi, che pur con motivazioni diverse si dichiarano comunque soddisfatti, si contrappongono i nostalgici (giudizio attuale positivo anche se in flessione rispetto al passato) pari al 31% degli intervistati e gli scontenti (giudizio negativo e percezione di peggioramento rispetto al passato) che rappresentano il 28% del campione. Il “peso specifico” di questi gruppi riflette l’andamento più generale dei giudizi sulla qualità della vita nel triennio preso in esame (2006,20007 e 2008): dal 2006 al 2008, il gruppo dei soddisfatti (nel 2006 maggioritario) subisce una forte contrazione (-18%) a beneficio dei nostalgici (+9%) e degli scontenti, che crescono di dieci punti percentuali rispetto al 2006.
Al di là della flessione percentuale, la crescente insoddisfazione per la qualità della vita risulta verosimilmente amplificata dall’idea che il nostro Paese stia vivendo un lento, ma inesorabile, declino, una convinzione questa che riguarda sempre più persone, anche indipendentemente da un reale peggioramento delle proprie condizioni di vita. Si tratta quindi di un giudizio in parte viziato da questo atteggiamento di diffuso pessimismo, che accomuna sia le fasce più deboli come i pensionati o i disoccupati, sia la popolazione attiva e i giovani.Il giudizio sulle amministrazioni locali riflette in parte quanto visto riguardo alla qualità della vita. Indipendentemente dall’istituzione presa in esame, si registra un calo delle valutazioni positive dal 2006 al 2008 (marzo). Si evidenzia, anche in questo caso, una frattura geografica abbastanza netta: in media le valutazioni dei residenti nelle regioni settentrionali sono superiori rispetto a quelle di quanti vivono nel sud del Paese. Per quanto riguarda invece le tre istituzioni locali considerate, gli italiani premiano soprattutto il comune – più vicino e visibile rispetto ad altre istituzioni – e in parte anche la regione, mentre pare più problematico per gli intervistati esprimere una valutazione sull’amministrazione provinciale, della quale in molti casi si ignorano le reali competenze.

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