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Per Boeri l’architettura è dialogo tra identità molteplici
Stefano Boeri nel suo intervento al festival propone uno sguardo
letterario e sociale sul tema della città, lontano dallo specialismo
architettonico ed urbanistico dell'addetto ai lavori, ed anche da
suggestioni solo visive e sensoriali nell'interpretare il fenomeno
urbano contemporaneo. Città infinita, città diffusa, città estesa sono espressioni imperfette
secondo Boeri, per il quale l'architettura contemporanea fatica a
definire i fenomeni che si muovono sulla doppia direttrice
dell'estensione e della moltitudine, due aspetti che rendono lo spazio
urbano la metafora imperfetta della nostra società, ormai soggetta alle
stesse dinamiche. La percezione diretta della condizione della città, per chi la osserva
e per chi la vive, registra un fenomeno di crescita diffusa della sua
fisionomia. La città, per chi quotidianamente attraversa i suoi spazi e i suoi
luoghi, si distingue dal resto del territorio per una densità, fisica e
simbolica, di infrastrutture, di nodi e di reti, materiali e
immateriali, nelle quali scorre il flusso della urbanità contemporanea.
L'espansione della realtà urbana superara i suoi perimetri geografici e
demografici, trasforma i suoi lineamenti senza dissolverli. Le città infatti continuano ad essere percepite come entità singolari,
dalla forte carica simbolica, portatrice del valore di una idea
condivisa e dell'immagine di un luogo dalla fisionomia chiara. Tuttavia
sono cambiati i parametri che ne caratterizzano la crescita. Se in età moderna la città si è strutturata per differenze spaziali e
temporali, con variazioni di singole parti omogenee al suo interno, la
città contemporanea ha visto decadere queste due categoria. La città
cresce ormai per singoli edifici, secondo uno sviluppo molecolare,
quasi individuale, la cui cifra caratterizzante è data dal convergere
su uno spazio comune di soggetti architettonici ed urbanistici con
intenti e fini diversi. La città si configura come luogo che ospita
sistemi autoreferenziali ed egoistici che hanno determinato la
frammentazione degli spazi urbani. Boeri alla tante similitudini usate
per indicare la città, che vanno dalla città come corpo alla città come
rete preferisce usare la similitudine della città come specchio della
società: una società formata dalla moltitudine delle minoranze ripensa
la città come una frantumazione dello spazio collettivo. La sfida oggi
per l'architettura non è limitare lo sviluppo della città ma far
dialogare le identità molteplici, lasciando spazio soprattutto a quella
ecologica. Boeri invoca l'etica come guida dell'indirizzo dell'azione
sul territorio che deve essere espressione viva di mobilità sociale,
aperta a nuovi principi di coabitazione in cui non sia più solo l'etica
antropocentrica a dettare le regole del vivere urbano.
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