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Paesaggio parola abusata che nasconde il
conflitto tra conservazione e innovazione
"La parola paesaggio
ricorre 14 volte nel programma del Festival, era necessario fermarci a
riflettere sul suo significato", ha detto Francesco Garofalo,
architetto e docente presso l'Università di Pescara, aprendo
l'incontro "Paesaggio, le nuove occasioni", lasciando poi
la parola al relatore, l'architetto ferrarese Carlo Magnani, Preside
della Facoltà di Architettura di Venezia.
"E' più facile
definire il paesaggio dicendo quello che non è: né il giardino, né
l'ambiente", ha spiegato Magnani. E non basta nemmeno guardare
fino alla linea dell'orizzonte per comprenderlo, ma bisogna andare
oltre, sia lo spazio che il tempo e considerare come elementi del paesaggio,
anche i mutamenti storici ed antropologici.
"Paesaggio è un parola abusata, solo apparentemente pacificatrice, che
in realtà nasconde un conflitto - ha proseguito Magnani - tra conservazione e
innovazione". Per questo secondo l'architetto servono piani,
"perché l'urbanistica non può essere contrattata giorno per
giorno". C'è la necessità di costruire degli Osservatori del
Paesaggio, come luoghi di confronto, magari all'interno
dell'Università. "Pensare al paesaggio come a ciò che vediamo
nelle cartoline, è ridurlo alla sua
estetizzazione,
quindi banalizzarlo. Occorre invece pensarlo come infrastruttura, come bene
comune, una risorsa che riguarda tutti, per questo ha bisogno di
investimenti". Ma bisogna anche rivedere le tecniche di progettazione,
gli investimenti sul medio e lungo periodo e soprattutto il diritto in
materia. Un passo in questa direzione, in Italia si è cominciato a farlo con
la sottoscrizione della convenzione Europea del Paesaggio del 2006. A
supporto della sua attuazione si sono costituite tre reti-associazioni
europee di enti territoriali, università e organizzazioni non governative. La
Convenzione ha aperto scenari inesplorati di intervento e tutela che
attendono adeguate formalizzazioni.
"E' arrivato il
tempo in cui il diritto amministrativo deve ripartire dai principi cercando
di sottrarsi alla stratificazione normativa". "Per la prossima
edizione del Festival si potrebbe pensare alla Città degli Avvocati,
un'area di consulenti legali da allestire in Piazza del
Municipio", ha detto in conclusione Garofalo,
scherzando ma non troppo.
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