|
20
marzo 2008
qualità
della vita nelle città:
dal
2006 crescono gli scontenti e gli insoddisfatti.
L’ instabilità politica ai primi posti fra le
preoccupazioni degli italiani preceduta soltanto del tema dell’occupazione.
Presentata
oggi l’indagine Ipsos Le preoccupazioni
degli italiani e la qualità della vita nelle città,
in occasione della Conferenza stampa tenutasi a Roma per annunciare la prima
edizione del CITTÁTERRITORIO Festival (Ferrara 17-20 aprile). I dati esposti da
Nando Pagnoncelli seppure hanno confermato quanto l’occupazione sia per gli italiani il più grave problema nazionale, hanno rivelato come l’instabilità del sistema
politico nazionale sia un questione molto sentita nel Paese. Infatti se il tema
a livello locale è percepito come un problema dal 3% del campione, a livello nazionale il dato schizza al 19%, superando
la questioni dello sviluppo, della
sicurezza e del costo della vita. Insomma gli italiani non sono stanchi della
politica, ma dell’ instabilità del
sistema di governo.
Pur confermandosi al primo posto
l’occupazione, la mobilità, la sicurezza e il welfare (servizi sociali e
assistenza) si impongono come problemi più pressanti a livello locale. La viabilità è percepita come un problema più
grave soprattutto nelle regioni del nord ovest e dal ceto impiegatizio, mentre la pressione fiscale e il costo della vita
lo sono nel Triveneto, per i
pensionati e per le persone meno scolarizzate. Nelle regioni centro meridionali l’inquinamento,
soprattutto a causa dell’emergenza rifiuti in Campania,
è il problema più grave, mentre in
quelle meridionali e insulari è l’occupazione la vera emergenza. La percezione
dei problemi locali varia altresì in funzione di quella che è l’ampiezza
demografica del comune. I residenti delle grandi città,
indipendentemente dall’area geografica,
segnalano problemi tipicamente urbani come il traffico,
la sicurezza e l’inquinamento; mentre nei comuni medio-piccoli è invece
l’occupazione il problema più diffuso.
L’andamento della qualità della vita
nei comuni italiani evidenzia una situazione generalizzata di peggioramento: dal 2006
al 2008 si registra, in media, una flessione di otto punti percentuali delle
valutazioni positive. Questa dinamica generale ha comunque un andamento al
quanto diverso in funzione dell’area geografica. I residenti nelle regioni
meridionali si dichiarano, infatti, sensibilmente meno soddisfatti rispetto a quanti
vivono nel nord del Paese, una
differenza, questa, comune all’intero triennio e che non pare attenuarsi
neanche agli inizi 2008 (marzo), periodo
nel quale registriamo un calo generalizzato della qualità della vita.
L’analisi
congiunta del giudizio sulla qualità della vita e della sua evoluzione nel
corso del tempo evidenziano la presenza di quattro gruppi di opinione distinti.
Il primo è quello dei soddisfatti (giudizio positivo e percezione di miglioramento rispetto al passato) che
rappresenta il 37% del campione; il secondo pari al 4% è quello dei
fiduciosi (giudizio negativo,
anche se la situazione è percepita in miglioramento rispetto passato). A questi
due gruppi, che pur con motivazioni
diverse si dichiarano comunque soddisfatti,
si contrappongono i nostalgici (giudizio
attuale positivo anche se in flessione rispetto al passato) pari al 31% degli intervistati e gli scontenti
(giudizio negativo e percezione di peggioramento rispetto al passato) che
rappresentano il 28% del campione. Il “peso specifico” di questi gruppi
riflette l’andamento più generale dei giudizi sulla qualità della vita nel
triennio preso in esame (2006, 2007
e 2008): dal 2006 al 2008, il gruppo dei soddisfatti (nel 2006
maggioritario) subisce una forte contrazione (-18%) a beneficio dei nostalgici (+9%)
e degli scontenti, che crescono di
dieci punti percentuali rispetto al 2006.
Al
di là della flessione percentuale, la crescente insoddisfazione per la qualità
della vita risulta verosimilmente amplificata dall’idea che il nostro Paese
stia vivendo un lento, ma
inesorabile, declino, una convinzione che riguarda sempre più persone, anche indipendentemente da un reale peggioramento
delle proprie condizioni di vita. Si tratta quindi di un giudizio in parte
viziato da questo atteggiamento di diffuso pessimismo,
che accomuna sia le fasce più deboli come i pensionati o i disoccupati, sia la popolazione attiva e i giovani.
Il
giudizio sulle amministrazioni locali riflette in parte quanto visto riguardo
alla qualità della vita. Indipendentemente dall’istituzione presa in esame, si registra un calo delle valutazioni
positive dal 2006 al 2008 (marzo). Si evidenzia, anche in questo caso, una frattura geografica abbastanza
netta: in media le valutazioni dei
residenti nelle regioni settentrionali sono superiori rispetto a quelle di
quanti vivono nel sud del Paese. Per quanto riguarda invece le tre
istituzioni locali considerate, gli italiani premiano soprattutto il comune –
più vicino e visibile rispetto ad altre istituzioni – e in parte anche la
regione, mentre pare più problematico per gli intervistati esprimere una
valutazione sull’amministrazione provinciale, della quale in molti casi si ignorano
le reali competenze.
Tutti i materiali e i
dati della ricerca Ipsos Le
preoccupazioni degli italiani e la qualità della vita nelle città, sono disponibili e scaricabili all’indirizzo
web www.cittaterritoriofestival.com
|