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L'intervento di Bernardo Secchi, professore di
Urbanistica all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha aperto il
ciclo di incontri del Festival Città Territorio, inaugurato oggi.
La sua relazione è entrata subito nel vivo del
filo conduttore della rassegna: il rapporto tra la città, chi la abita e il territorio,
tutti elementi destinati ad un lento e inesorabile mutamento.
"Da qualche decennio stiamo
forse assistendo ad un passaggio epocale - ha affermato Secchi - l'emergere cioè di una forte dispersione
della città su territori di inusitata dimensione, il rapido formarsi di ciò che
molti si sono oramai abituati ad indicare con i termini di città diffusa".
La città diffusa è una forma di città che include al proprio interno la città
antica, quella moderna e le sue periferie, il villaggio, la casa rurale come la
"villa", la piccola officina, come la grande fabbrica tecnologicamente
avanzata.
Fino alla prima metà del XX
secolo, la società urbana, per non dire l'intera società emersa dalla
rivoluzione industriale, era concepita come formata da grandi aggregati, ma
nell'ultima parte del secolo, desideri ed aspirazioni divengono incomprimibili.
La società urbana, non più interpretabile come formata da grandi aggregati
omogenei, si disperde.
Questa tensione incontra
molte critiche e resistenze perché si teme il venir meno della socialità e
dell'identificazione, propri dei centri urbani raccolti; il rischio ambientale
dovuto ad un incremento dell'uso delle auto; e in ultimo la nuova forma di città
appare più "brutta" della precedente.
"La nostra incapacità nel
cogliere appieno le opportunità che le nuove forme della città e della società
ci propongono, la nostalgia per le forme del passato, mi appare come un
indicatore del nostro disorientamento, della nostra mancanza di solidi
strumenti critici, della nostra riluttanza ad esplorare progettualmente
orizzonti più lontani.
Tutti
sanno quanto Siena ed il paesaggio toscano siano belli, quanto siano belle
Ferrara o Montichiello, ma pochi fanno uno sforzo analitico per dire di cosa
siano fatti quei paesaggi e quelle città, di quali materiali essi siano
composti, quali si rappresentino nelle loro grammatiche e sintassi compositive.
Prevale nel giudizio estetico corrente un idealismo antistorico, un culto della
memoria, il mito della continuità.
La
città non si costruisce in un giorno e la città diffusa può costruire oggi
l'infrastruttura di base di una nuova forma di città. Cosa della quale si sono
accorti per ora solo gli immobiliaristi che propongono di vivere nella
campagna, vicino al grande centro metropolitano ed al piccolo centro
urbano.
Le diverse forme di città che
nel tempo si sono succedute, trascinandosi od ostacolandosi a vicenda, sempre
sono state figlie di un progetto: è questo che oggi ci manca". Ha concluso
Secchi.
Per
informazioni più dettagliate sull'iniziativa e sul programma:
Ufficio Stampa - tel.
0532-419.289 (linea attiva nei giorni del festival) Nicola Attadio - Capo ufficio stampa Laterza Agorà, tel. 06/45465302 - mob.
346/4936539 Sergio Gessi - Capo ufficio stampa Comune di Ferrara, tel. 0532/419243 - mob.
349/1834490
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www.cittaterritoriofestival.com
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